Massimo Cacciari a Palazzo Verbania in ricordo di Gabriele Galante

L’Associazione Amici del Liceo ha avuto l’onore e il privilegio di ospitare Massimo Cacciari. L’illustre filosofo  ha voluto dedicare un suo intervento all’amico Gabriele Galante, l’imprenditore luinese scomparso lo scorso anno, che ha sapientemente coniugato l’attività professionale  all’impegno in ambito  culturale e sociale. L’evento si è svolto nella serata di giovedì 30 maggio in una gremita sala conferenze di Palazzo Verbania. L’evento è stato introdotta da Francesca Galante, figlia di Gabriele,  seguita dal  Presidente dell’Associazione Amici del Liceo, Nunzio Mancuso, dal Sindaco di Luino Andrea Pellicini e dal Dirigente del Liceo “Sereni” Maria Luisa Patrizi.  Il Prof. Roberto Radice,  Presidente del Centro Culturale Frontiera fondato da Gabriele Galante, è quindi intervenuto con una relazione sul significato delle parole “Opus et labor”, che hanno dato il titolo alla conferenza, sottolineando sia il valore del lavoro, fatto di ingegno, arte e abilità manuali, necessari alla progettazione e alla produzione dell’opera, sia l’importanza dell’opificio, ovvero il luogo ove avviene materialmente tale creazione. Massimo Cacciari,  intervenuto sovente negli incontri culturali organizzati dall’associazione Frontiera,  nella sua lectio magistralis,  ha collegato temi tratti dal suo Saggio sull’Umanesimo “La mente inquieta” alla figura di Gabriele Galante. L’opera della mente e della mano stanno infatti insieme almeno sino a quando hanno a monte una forma di umanesimo, che Galante individuava nella “sua gente”. Il prof. Cacciari ha evidenziato come la virtù dell’uomo non sia mai quieta e sicura, bensì sempre in fermento, tesa al raggiungimento di un fine più elevato.  Nel suo adoperarsi per  la costruzione di qualunque tipo di opera, è fondamentale che l’uomo possegga conoscenze  e memoria storica: non c’è arte senza tecnica e non c’è futuro senza  memoria. E’ altresì importante  non avere premura e saper indugiare, con la consapevolezza che il tempo non guasta, bensì matura,  che in ogni istante della propria vita ci si trova ad un bivio, costretti a compiere delle scelte. Nessuna virtù è tale se non passa all’atto: l’idea cresce pazientemente e l’indugio, fatto di pensiero, studio e riflessione,  è provvidenziale nella costruzione dell’opera. Non devono spaventare la fatica fisica, i rischi di caduta, i condizionamenti del contesto in cui si è inseriti.  Il vero specialista è colui che sa di esserlo e che si fa prossimo: non fa del proprio lavoro un idolo, nel quale imprigionarsi, comprende che ve ne sono altri con cui deve relazionarsi per formare l’intero.  Gabriele Galante è l’esempio di uomo che ha saputo collocare il suo lavoro di imprenditore in una comunità dialogica, facendosi prossimo, promuovendo lo sviluppo non solo economico ma anche culturale della sua città. Scopo di Frontiera era proprio mettere in comunicazione per fare res publica: si auspica che il suo insegnamento sia stato appreso.

Cristina Nalbandian