POETI IN GUERRA, COME UNICA ARMA…UNA PENNA

“Et moi aussi, je suis peintre!” (anch’io posso essere pittore!) è stato il motto ricorrente nel nostro percorso.

Un cammino iniziato nel mese di novembre, e guidato con sapienza dalle docenti Pirani Lauretta e Clerici Monica, che teniamo a ringraziare già da ora.

Si è trattato di un progetto molto delicato, volto al ricordo di due grandi artisti perchè, per scovare del bello, nell’assurdità della guerra, solo così si può essere definiti.

Parlo di Giuseppe Ungaretti e Guillame Apollinaire, uomini così distanti, all’apparenza, talmente lontani e differenti, accomunati però, da quel fucile che imbracciavano ogni giorno, fin dallo scoppio della Grande Guerra.

La parola più utilizzata, durante le ore di studio non è stata però “morte”, prima conseguenza del combattimento, al contrario “libertà”.

Libere, come le parole che appuntavano su “quei foglietti: cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute”.

Parole che, a primo acchito, risultavano come in disordine, ma che, ad una seconda e più accorta occhiata, andavano a formare veri e propri disegni, capolavori che uniscono arte e parole: i calligrammi, nel caso di Apollinaire.

Gli stessi che abbiamo voluto riprendere con cura, studiare e approfondire, per permetterci successivamente di recitarli, dinanzi ad un pubblico.

Tutto ciò ha avuto luogo la sera del 30 novembre, presso il Palazzo Comunale di Luino.

Abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con alcuni ragazzi provenienti dall’Istituto B. Luini, e l’onore di essere accompagnati dalla voce e dalle parole della poetessa Adriana Gloria Marigo.

Il compito affidatoci non è stato semplice, ma posso assicurare che lo scrosciare di applausi a fine serata, ha spazzato via tutta la stanchezza accumulata in quel mese.

Il risultato più importante, ovvero mettere al centro la parola poetica, lasciarla libera di esprimersi, di viaggiare e portare un messaggio è stato ottenuto brillantemente, e per questo, un ringraziamento speciale è riservato alla Signora Simona Fontana, che con il suo appoggio dolce ma sempre discreto, è riuscita a tirare fuori il meglio, da ognuno di noi.

Come recitava Ungaretti “di questa poesia, mi resta, quel nulla, d’inesauribile segreto”, confidiamo che un pizzico di magia, sia rimasta nel cuore di ciascun spettatore.

Soligo Martina (3ALF)